A Fiumefreddo di Sicilia, sulla via Marina, anticamente Via Mulinelli, a circa 1 Km dalla piazza Diana e a poche centinaia di metri dal quartiere di castello, trovasi un gioiello in assoluto del barocco rurale siciliano del ‘700: il Castello degli Schiavi.
Andato alla ribalta della cronaca alla fine degli anni ’60 perché utilizzato da alcuni famosi registi per l’ambientamento di vari films. Nel 1968 Pier Paolo Pasolini vi girò alcune parti del film “L’orgia”. Poi la fama in assoluto nel 1971 con le riprese del film “Il Padrino” del regista Francis Ford Coppola, seguito nel 1974 dal film “Il Padrino II”.
Il Castello degli Schiavi, in siciliano “Casteddu di scavi”, deve il suo nome probabilmente perché sorto nella zona che anticamente denominava questo luogo “Scavo Crujllas” (per l’esistenza di una grande cava di pietra lavica nel fondo dei signori Crujllas di Calatabiano).
Nel 1500 il fondo passò dai Crujllas ai Gravina e nel 1628 fu portato in dote da Giulia Gravina-Crujllas a Franco Platania dei Baroni di Santa Lucia, dopo diversi passaggi il castello è tuttora di proprietà del sig. Franco Platania ultimo erede della casata dei Platania. La villa fu costruita, sotto la direzione di Giovanni Battista Vaccarini, tra il 1750 e il 1756, mentre la loggia superiore fra la fine del ‘700 e gli inizi dell’ ‘800.
All’ingresso del castello vi è un cancello di ferro, sopra un arco di pietra lavica chiuso da un mascherone dal viso arrabbiato, sormontato da una conchiglia consueta nel barocco catanese migliore di quel periodo. Appena entrati si viene subito colpiti dalla loggia presente nella sommità del castello, dalla quale il padrone delle terre poteva controllare le lavorazioni nei campi. Essa è alta 3 metri e larga 4,5 x 3 metri. Dalle aperture di questa loggia stanno affacciate le statue di due mori messe li in epoca indefinita.
Nell’interno del castello vi sono le stanze occupate dagli ultimi discendenti dei baroni di Santa Lucia: sono 8, piene di ricordi che si perdono nel tempo; libri di pregio, quadri antichi, stemmi delle diverse casate del feudo, mobili antichi. Nella parte inferiore è lo scantinato per la conservazione di cibi e vini.
Una leggenda vuole che i sotterranei del castello siano in collegamento con la Torrerossa tramite una galleria passante per il centro di botteghelle. Sarà vero?
Uscendo dal castello si accede all’ampio cortile dove a sud-est trovasi una chiesetta anticamente dedita al culto di San Giovanni edificata come scrive la lapide all’ingresso nel 1544 da Ferdinando Gravina-Crujllas, e successivamente, nel 1840 circa, dedicata al culto della Madonna della Lettera.
Scendendo verso est attraversati gli agrumeti si giunge al corso d’acqua che dà il nome al paese. Le fresche acque che qui scorrono provenienti da diverse sorgenti hanno caratteristiche rare tra i fiumi di Sicilia e forse di tutta l’area mediterranea, trovandosi piante di origine tropicale come il Papiro a piante prettamente nordiche.
Questo fiume rappresenta dal 1984 un’area protetta denominata Riserva Naturale del fiume Fiumefreddo.
La leggenda del castello degli Schiavi.
Si narra che, un due secoli addietro, un valente medico palermitano, certo Gaetano Palmieri, abbia salvato da gravissima malattia il figlio del Principe di Palagonia, il Gravina-Crujllas, e che questi, riconoscente, gli abbia donato un appezzamento del suo Feudo, quello vicino al fiume Freddo. Il Palmieri volle costruirvi una villa munita , per



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